martedì 8 marzo 2016
GIOVENTÙ bruciata nella Berlino hitleriana
A leggere le note che accompagnano questo crudo romanzo tedesco degli anni Trenta del secolo scorso ( Fratelli di sangue, Fazi, pp. 206, euro 17) pare che il problema sia la mancanza di immagini dell’autore nei risguardi di copertina. In effetti di Ernst Haffner non si sa nulla. Ricompare, dopo che il suo libro è stato bruciato nei roghi nazisti e l’archivio del primo editore distrutto, per i tipi di una piccola casa editrice tedesca, la Metrolit di Berlino nel 2013 (ora ben tradotto da Madeira Giacci per Fazi Editore), come autore senza volto di un solo libro.
Romanzo di strada e di amicizia, quella dura e inscalfibile della marginalità giovanile che si autoalimenta e orgogliosa corre per vicoli e stradine di una Berlino esplorata negli anfratti più reconditi e puzzolenti. La fame, l’abbandono, la derelizione di un gruppo di ragazzini, gli stessi che verranno inquadrati come Pimpfe (pivelli) e Jungmädel (fanciulle) nella Gioventù hitleriana solo qualche mese dopo, e che sopravvivono tra correzionali ed espedienti criminogeni, fino alla dissoluzione. Già vecchi quando raggiungeranno la maggior età che dagli istituti di rieducazione li porterà direttamente al carcere, passando per prostituzione, alcol, risse ed espedienti della sopravvivenza urbana.
La critica americana e tedesca ha esaltato la crudezza del linguaggio, quel suo andare dritto allo stomaco del lettore che trova in questi personaggi, intagliati nel legno duro delle situazioni di vita, di che pensare. E in effetti la straordinarietà del romanzo sta proprio nella sua assoluta mancanza di commento. Il narratore non esprime alcun giudizio sui comportamenti dei ragazzi. Sono mossi dalla fame, dal freddo, dall’orrore di una società che si disgrega, che non offre loro neppure le quinte della rappresentazione, falsa, ma pur sempre una consolazione, di possibile salvezza.
Sembra quasi trattarsi della trasposizione letteraria dell’avalutatività dello scienziato sociale di weberiana memoria. Il racconto è sospeso in un’atmosfera frenetica nella quale la banda, i “Fratelli di sangue” («Jugend auf der Landstrasse Berlin » il titolo originale della prima stampa a opera dell’editore Bruno Cassirer, gioventù di Berlino sulla strada), non può far altro che adeguarsi, in un susseguirsi di fughe, rincorse, incontri e separazioni, che mimano, al contrario, la stessa frenesia della società ufficiale, quella di sopra, quella che si appresta a delegare al Terzo Reich il compito, illusorio, di liberarsi dalla miseria e dall’abominio.
Nelle pagine di Haffner non ci sono analisi, spiegazioni; non vengono tratteggiati gli esiti di scelte economiche, di politiche sociali, di questo o quel partito, di questa o quella corrente culturale; non ci sono i destini traditi della nazione a giustificare o a spiegare il degrado. Mancano del tutto i giudizi sul momento storico della Germania. È assente la Kultur, e la Zivilisation è ridotta a quella dei topi, ben semplificata dal grande addomesticatore di ratti che fa scivolare con un fischio minuscoli topini bianchi da una manica per farli rientrare, dopo i saluti del caso, nei risvolti dei pantaloni, al modico prezzo di un piatto si salsiccia e una pinta di birra. Una delle scene più raccapriccianti del libro, per quanto vivida scorre in essa il senso della perfetta simbiosi tra uomo e animalità realizzatasi nella Berlino dei quegli anni.
Così come l’ossessione del mangiare. Non c’è pagina, delle duecento del libro, che si leggono d’un soffio, nella quale non compaiano salsiccie, glasse, patate, birre e intingoli sui tavoli malfermi delle bettole più luride e scassate. Unite alla musica assordante delle bande di ottoni e tamburi, sembrano annunciare il repulisti prossimo della Hitlerjugend. Non passerà che qualche anno, forse solo qualche mese, e quei tamburi verranno messi insieme, accordati al ritmo della parata ripresa da Leni Riefenstahl nell’agosto del 1936 allo Stadio olimpico di Berlino.
Ma c’è della letteratura in queste pagine? Certo, se le paragoniamo a quelle di romanzi come Berliner Alexanderplatzdi Alfred Döblin o Una giovinezza in Germania di Ernst Toller, o addirittura alle ambientazioni cabarettistiche del Brecht dell’Opera da tre soldi, solo per fare qualche esempio, la risposta sarebbe negativa. Ma quanto alla realtà, meglio, alla verità della realtà rappresentata, siamo in presenza di un documento tagliente e sottile come una lama, che colpisce il cuore del lettore proprio perché, a differenza di altri, evita qualsiasi enfasi retorica o stilizzazione ideologica.
Non solo, ma la rottura con la grande matrice del romanzo tedesco, il Bildungroman, il romanzo di formazione, quello da cui lettori e personaggi, per non parlare dell’io narrante, si trovano alla fine migliori e riappacificati, quasi appagati dalle peripezie attraversate, non potrebbe essere più assoluta. E da questo punto di vista nelle vicende dei ragazzi di Berlino non si conserva alcuna speranza, non vi è riposo possibile per la macchina della sopravvivenza che i loro corpi maci-lenti, ma pur sempre forti, sono costretti ad alimentare. Ipnotizzati dall’attesa dell’uragano la società dei fratelli di sangue aspetta solo che il fuoco si riversi sulla sua pelle e nel frattempo appoggia i gomiti sul tavolo unto di una bettola mentre ascolta la voce di una cantante che non è ancora diventata per tutti Marlen Dietrich.
(tratto da Avvenire del 06/03/2016)
© riproduzione riservata
mercoledì 2 marzo 2016
Concorso letterario Gente di Mare
Concorso letterario Gente di Mare, come partecipare: bando e scadenze
PescaraPostfeb 23, 2016
Un concorso letterario dedicato ai racconti ispirati dal mare e dalla sua gente: questo l’obiettivo della prima edizione di Gente di Mare.
Il contest è stato ideato dal gruppo di lavoro autonomo, autogestito e autofinanziato denominato “Donne di mare“, che si avvale della collaborazione dell’associazione culturale “Incroci” e che è composto da Viviana Costantini, Ilaria Paluzzi e Paola Paluzzi.
Nel concorso verranno selezionati 15 racconti (inediti e in lingua italiana), i quali contribuiranno alla realizzazione di un progetto editoriale itinerante,e verranno portati sul territorio attraverso un’opera di diffusione che si stenderà sul calendario degli eventi culturali, enogastronomici e folcloristici abruzzesi.
Come spiegato dalle fautrici del bando,
Verranno privilegiati gli autori che riusciranno a dare corpo a personaggi umorali, reali, concreti, nei cui occhi, tra le cui mani, sulle cui bocche si senta l’odore amaro del mare insieme alla sua poesia viscerale. Racconti di chi il mare lo vive da dentro, nella sua concretezza, nella sua amarezza, nella sua bellezza, in tutto quel che può darti, in tutto quel che si riprende, in tutto quello che alla fine ti restituisce.
La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a chiunque.
Le uniche limitazioni riguardano il fatto che i racconti debbano essere inediti, mai premiati in altri concorsi, e scritti in lingua italiana.
La data di scadenza per la presentazione del proprio elaborato è stata fissata per l’8 maggio prossimo.
I racconti potranno essere inviati all’indirizzo di posta elettronica progettogentedimare@gmail.com.
Il bando del concorso è scaricabile qui di seguito:
bando concorso gente di mare 2016
Per ulteriori dettagli è possibile chiamare il numero 338.1628112 oppure inviare una mail all’indirizzo precedentemente descritto.
Capitale di John Lanchester
Lanchester J., Capitale, 2014, Mondadori, pp. 554
Un romanzo godibilissimo questo di John Lanchester che, con i suoi numerosi personaggi e le sue molteplici situazioni, ricorda da un lato la comédie humaine alla Balzac e dall’altro si dimostra capace di focalizzare l’attenzione sui problemi della società contemporanea, seppure con un tono e una scrittura non drammatici, ma che quasi rivelano lo stile giornalistico proprio del mondo da cui proviene l’autore.
Significativo anche il titolo scelto “Capitale” che porta con sé un doppio significato: rimanda alla capitale di uno Stato, in questo caso Londra, dove si svolgono le vicende, ma anche al capitale, ai soldi che hanno tanta importanza nella vita degli abitanti di Pepys Road, la via immaginaria di Londra dove si intrecciano per lo più le storie dei residenti.
Illuminante è la lettura del Prologo che spiega i fondamentali processi di cambiamento che nel tempo ha subito Pepys Road, le mutazioni della strada, dei suoi abitanti e della legge del capitale legato al mercato immobiliare. La strada che Lanchester ha immaginato fu pensata alla fine dell’Ottocento per le famiglie del ceto medio basso, passando poi a essere la residenza dei liberi professionisti, della media e alta borghesia, per apprezzarsi infine così tanto da divenire proprietà di ricchi londinesi, alcuni dei quali lavorano nella city. E’ a questo punto che inizia la storia del romanzo, a dicembre 2007, quando il prezzo di ogni casa è così alto che i proprietari per accrescerne ulteriormente il valore sono impegnati in nuove ristruttirazioni e abbellimenti che vedono la costruzione di mansarde e di piccoli giardini d’inverno.
Il libro segue la vita di una piccola parte degli abitanti di questa via, situata nei quartieri a Sud di Londra, come anche del loro personale di servizio. Durante l’anno in cui vengono descritte le vicende, gli abitanti della via comprendono: gli Yount, un ricco banchiere e sua moglie che trascorre tutto il tempo a dilapidare una fortuna nello shopping; i Kamal, una famiglia di origine pachistana che gestisce un negozio di generi alimentari nella via; Freddy e Patrick Kamo, un giovane calciatore di talento venuto dal Senegal con suo padre e che sta vivendo i suoi primi momenti londinesi in una casa lussuosa messa a sua disposizione e in un ambiente a cui non è abituato; Petunia Howe, una vecchia signora che ha trascorso tutta la vita nella sua casa a Pepys Road e che ha un nipote, artista alterantivo. Le storie di queste figure si intrecciano con altrettante storie di persone che non vivono nella via ma che lavorano nelle sue case. Si tratta per lo più di immigrati che cercano di trovare fortuna in un nuovo Paese: tra questi si trova un operaio polacco che ristruttura interni, una baby sitter ungherese e una ausiliaria del traffico, una donna laureata, rifugiata dallo Zimbawe in attesa di una regolarizzazione che non otterrà mai. Questi ultimi sono tutti personaggi che hanno la caratteristica di volersi adattare al nuovo mondo anche a costo di subire umiliazioni a cui ormai sono abituati a non dare più neanche peso. Ma che cosa hanno in comune personaggi e storie così diversi fra di loro? Tutti subiscono il fascino degli immobili della via, del loro valore e della vita delle persone che le abitano. Tutti i personaggi hanno qualche cosa da perdere e molti hanno anche qualche cosa da nascondere.
La quiete apparente della via viene turbata da messaggi minatori che ogni abitante riceve periodicamente da un mittente anonimo: “Vogliamo quello che avete voi”. Anche la ricerca di chi può essere l’ideatore di queste intimidazioni è uno dei fili conduttori che lega le diverse realtà della strada.
Lanchester ha descritto in questo romanzo una varietà di situazioni per rappresentare la società malata che universalmente stiamo vivendo. Così abbiamo la situazione degli Yount che sperperano con il loro menage familiare una grande quantità di denaro convinti che la loro situazione non possa mai cambiare in peggio ma che si ritrovano invece alla fine a dover vendere la casa di Pepys Road. In questo caso la figura della moglie di Roger, Arabella, per la quale una liquidità di 30.000 sterline non basta per le spese correnti di due mesi sembra rasentare la caricatura di una donna succube dello shopping più sfrenato.
C’è poi la situazione un po’ scontata della famiglia pachistana che, essendo mussulmana, è la prima a essere accusata di far parte del movimento che disturba la quiete della strada con il messaggio “Vogliamo quello che avete voi”. C’è anche la realtà del nipote dell’anziana signora che abita nella via da sempre, un artista che va contro gli schemi, di cui nessuno conosce l’identità, che ricorda molto la realtà degli artisti inglesi delle nuove generazioni, per intenderci “alla Bancksy”. Ci sono anche le situazioni dei personaggi originari dell’Est Europa e quelle ancora meno fortunate dell’Africa. L’impressione che si può avere a una prima lettura è che l’autore si sia avvalso di stereotipi e luoghi comuni per popolare il suo romanzo ma bisogna dare atto a Lenchester di essersi documentato e di aver reso ogni singolo episodio in modo acuto e vivido. Ora infatti sappiamo cosa si può provare quando ci si aspetta di ricevere un bonus milionario, quando si è arrestati e malmenati senza spiegazione e rinchiusi in una cella per diversi giorni senza avere la possibilità di parlare con il proprio avvocato.
Questo è dunque anche un libro sulla differenza tra ricchi e poveri e sulla frattura ormai non più sanabile tra queste due realtà e che pende sulle nostre vite come una minaccia. La frase “Vogliamo quello che avete voi” non si riferisce solo alla dimensione di possesso di beni materiali ma anche e soprattutto coinvolge emozionalmente chi abita a Pepys Road e si riferisce a ciò che la loro esistenza simboleggia. E’ la malattia del capitale, del mercato immobiliare, della corruzione nella city, della falsificazione della realtà che ha portato alla crisi bancaria mondiale, al fallimento della Lehman Brothers. A sottolineare la realtà del mondo capitalistico e industrialmente evoluto ci sono le considerazioni, anche qui forse un po’ scontate, di Freddy Kamo, il giovane senegalese che si stupisce nel vedere scarpe da donna immettibili vendute a così caro prezzo o di Quentina, l’ausiliaria del traffico originaria dello Zimbawe, che si interroga sull’ingiustizia che governa il mondo: tanti soldi sperperati in cose inutili da un lato e la mancanza di acqua in altre aree del mondo dall’altro.
In questo romanzo vengono poste domande sociali, politiche, questioni relative alla nostra vita e ai pericoli che stiamo correndo in modo anche ironico e scherzoso ma ugualmente profondo. E’ un libro dalla visione ampia, molto attuale e che fa uso di un modo brillante di descrivere la società contemporanea.
giovedì 8 maggio 2014
Editore Il Prato -Novità filosofiche -
LA DIALETTICA DELLA LIBERTÀ IN NIETZSCHE E DOSTOEVSKIJ
di Maria Russo
Collana I cento talleri n. 59 - pp. 128 - € 12,00
Vi è un profondo legame tra la “filosofia con il martello” di Friedrich Nietzsche e la produzione narrativa dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Attraverso l’analisi del sottosuolo e delle critiche tanto al determinismo positivista quanto all’idealismo, in questo testo ci si concentra sulla concezione di dialettica della libertà che i due autori condividono.
LA VERITÀ CAMMINA CON NOI
INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA E ALLA SCIENZA DELL’UMANO DI MAURICE BELLET
di Paolo Calabrò
Collana I cento talleri n. 60 - pp. 256 - € 18,00
Questo libro prova ad offrire una sintesi delle idee di Bellet, che nelle sue opere spazia dalla teologia all’economia, dall’antropologia alla letteratura, fino all’audace tentativo di costruire una scienza dell’umano, cioè un sapere delineato sul modello delle scienze moderne il cui oggetto sia l’uomo.
SONO UN PENSATORE IMPURO
di Eugen Rosenstock-Hussey
Collana Dialoghi Filosofici n. 9 - pp. 194 - € 20,00
Questa raccolta di scritti permette di accostarsi ad un autore che si colloca al di là delle classificazioni e delle semplificazioni, che ha saputo tracciare e seguire il proprio percorso intellettuale senza cedere a compromessi e conformismi, in una solitudine aperta a fare causa comune con gli altri.
Ricordiamo anche i testi recentemente usciti:
DE DIVINA OMNIPOTENTIA
di Pier Damiani
Traduzione e cura di Alfredo Gatto
Collana Biblioteca della polvere n. 1 - pp. 224 - € 15,00
Il “De divina omnipotentia” è una piccola gemma incastonata nella storia della filosofia. In questo breve opuscolo, Pier Damiani consegna alla riflessione medievale un pensiero inaudito, destinato a dare voce ad una delle più radicali apologie della volontà e libertà divine.
IL CORPO PRESO CON FILOSOFIA
BODY BUILDING, CHIRURGIA ESTETICA, CLONAZIONI
di Tommaso Ariemma
Collana I cento talleri n. 58 - pp. 80 - € 12,00
Questo libro indaga la verità del corpo contemporaneo, attraversando la cultura di massa e il suo immaginario, popolato da vampiri, cloni, zombies.
RELIGIONI, POTERE E BIOPOTERE
UN LEGAME INDISSOLUBILE ED ETERNO
di Arturo Gortenuti
Collana I cento talleri n. 57 - pp. 256 - € 15,00
Questo lavoro intende dimostrare come esista e sia sempre esistito un legame congenito, indissolubile ed eterno tra le Religioni ed il Potere, potere basato sul sapere "il Sacro", ed ancor meglio identificato come Biopotere.
Si segnalano:
LA RAGIONE DELLA PAROLA
RELIGIONE, ERMENEUTICA E LINGUAGGIO IN BARUCH SPINOZA
a cura di Francesco Camera e Andrea Sangiacomo
EROTICAMENTE
PER UNA FILOSOFIA DELLA SESSUALITÀ
di Massimo Donà
GIOACCHINO DA FIORE E LA FILOSOFIA
di Andrea Tagliapietra
IL PIÙ BELLO E IL PIÙ MALIGNO SPIRITO CHE IO ABBIA MAI CONOSCIUTO
GIULIO CESARE VANINI NEI DOCUMENTI E NELLE TESTIMONIANZE
di Mario Carparelli
LINEAMENTI PER UNA NUOVA FILOSOFIA DELLA STORIA
LA PASSIONE DELL’ANTICAPITALISMO
di Costanzo Preve e Luigi Tedeschi
LA NATURA OLTRE LA STORIA. LA FILOSOFIA DI KARL LÖWITH
di Marco Bruni
Per leggere le schede complete visitate il sito www.ilprato.com
Ora in vendita anche presso Libreria "L' altro luogo" via Fiasella 75 -Sarzana sp
Opera
prima di una giovane scrittrice spezzina
Una vecchia, un ragazzo misterioso, due strani
cristalli, un’inquietante profezia e una lupa bianca: al centro di tutto questo
una ragazzina dai poteri straordinari...
…Cercando se stessa,
scoprirà una nuova specie.
mercoledì 30 aprile 2014
I sei libri finalisti della 62° edizione - PREMIO BANCARELLA -
VOLEVO SOLO AVERTI ACCANTO
Autore: Roland Balson
Editore: Garzanti
Anno: 2014
Anche quello che sembrava un fratello può tramutarsi nel tuo peggior nemico… È la sera della prima al grande teatro dell'Opera di Chicago. Morbide stole e sete fruscianti si scostano per far largo al vecchio Elliot Rosenzweig, il più ricco e importante mecenate della città. All'improvviso tra la folla appare un uomo anziano in uno smoking fuori moda. Tra le mani stringe convulsamente una pistola che punta alla testa di Rosenzweig. La voce trema per la rabbia, ma lo sguardo è risoluto quando lo accusa di essere in realtà Otto Piatek, il Macellaio di Zamość, feroce criminale nazista. Ma nessuno sparo riecheggia tra i cristalli e gli specchi del sontuoso atrio. E Ben Solomon, un ebreo scampato ai campi di sterminio, viene atterrato dalla sicurezza e trascinato in prigione. Nessuno crede alle sue accuse, nessuno vuole ascoltarlo. Tranne Catherine Lockhart, una giovane avvocatessa alle prese con una scelta difficile della sua vita. Catherine conosce l'Olocausto esclusivamente dai libri di scuola, eppure solo lei riesce a leggere la forza della verità negli occhi velati di Ben, solo lei è disposta ad ascoltare la sua storia. Una storia che la porta a un freddo inverno nella Polonia degli anni Trenta, a un bambino tedesco tremante e con le scarpe di cartone che viene accolto e curato come un figlio nella ricca casa della famiglia ebrea dei Solomon. Ma anche agli occhi ambrati di una ragazza coraggiosa e a una storia di amore, amicizia e gelosia che affonda le radici del suo segreto in un passato tragico. Difendere Ben Solomon sembra un'impresa impossibile, Rosensweig è per tutti un sopravvissuto di Auschwitz, un filantropo potente e rispettato. Catherine però non vuole arrendersi, deve trovare la verità. Perché nessuno, in questa storia, è quello che sembra.
Volevo solo starti accanto è un caso editoriale fulminante. Pubblicato in proprio dall'autore, ha venduto in poche settimane oltre 100.000 copie solo negli Stati Uniti. Le recensioni dei lettori e il traffico crescente in rete hanno suscitato l'interesse delle case editrici che si sono sfidate in un'asta infuocata per acquisirne i diritti. Pubblicato ora da uno degli editori americani più importanti, sta scalando tutte le classifiche di vendita. Un romanzo sconvolgente, che risveglia le coscienze e ci ricorda che. perché l'orrore non si ripeta, non si deve dimenticare. Mai
ALL OMBRA DELL IMPERO
Autore: Alberto Custerlina
Editore: Baldini & Castoldi
Anno: 2014
Chi l’ha detto che i romanzi di avventura siano destinati solo ai ragazzi? Alberto Custerlina, classe 1965, autore triestino di pregevoli noir come Balkan bang!, Mano nera e Cul-de –sac, ha da poco infatti pubblicato Il segreto del Mandylion, primo episodio di una trilogia d’avventura a tinte gialle intitolata All’ ombra dell’impero, che comprenderà anche La carovana dei prodigi, in fase di scrittura, la cui pubblicazione è prevista nel 2014 e Enigmi nell’oscurità, titolo provvisorio e in fase di progettazione. Sullo sfondo di una Trieste asburgica, siamo nel 1902 e ormai scioperi operai, moti irredentisti, repressioni sanguinarie mostrano le crepe di un impero, rigidamente burocratico e dall’apparato statalista elefantiaco, ormai in via di dissoluzione, – la Prima Guerra Mondiale è ancora lontana ma ormai inevitabile e destinata a porre definitivamente fine all’impero austro-ungarico con la pace di Parigi del 1918- , Custerlina costruisce una trilogia in cui Storia, avventura, segreti occulti, antiche leggende, poteri extrasensoriali, si intrecciano per dare vita ad una vicenda salgarianamente ricca di fascino e mistero. Tra botteghe polverose, castelli, studi di vecchi cabalisti, cinesi affascinanti e misteriose, conoscitrici dei segreti delle arti marziali e dell’arte della seduzione, baroni pericolosi e dediti alla magia nera, commissari di polizia coraggiosi e intraprendenti, la storia si snoda portandoci per le vie di Trieste, da poco rischiarate dall’illuminazione elettrica, fino a bordo di una giunca nei Mari della Cina, sulle tracce dell’assassino di un sottufficiale dell’esercito, Arturo Rojaz, trovato morto e sfigurato in un vicolo di Trieste, accanto ai resti di un sigillo di ceralacca che chiudeva misteriose lettere di cui era il custode, ora trafugate. Nella stessa notte un altro furto misterioso ha luogo nella casa di Artan Hagopian, viaggiatore armeno e trafficante di cineserie, a cui sottraggono una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, risalente ai tempi di Gesù, di cui Hagopian è l’ultimo depositario. Ad indagare sull’omicidio di Rojaz viene incaricato Anton Adler, commissario della Direzione di Polizia di Trieste e amico di Hagopian, il cui figlioccio Davorin Paternoster, un intraprendente ragazzino di 12 anni, ritrova il Mandylion e da quel momento acquisisce misteriosi poteri . I casi della morte del sottufficiale e del furto del Mandylion sembrano legati, così Adler e Hagopian uniscono le forze per scoprire che un misterioso personaggio, nascosto nel passato dell’armeno, sembra arrivato a Trieste per portare a compimento i suoi nefasti piani. Ma il pericolo che li sovrasta è ancora più grande e il rapimento di Davorin metterà a dura prova la loro amicizia. Ma soprattutto chi è Hieronymous Mors? Con questa domanda vi lascio a interrogarvi quale misteri racchiude il Mandylion e perché forze oscure vogliono a tutti i costi impossessarsene. Custerlina si dimostra sicuramente bravo nell’imbastire una struttura narrativa ricca di tensione e forte di una ricostruzione storica ineccepibile e davvero interessante. Oltre alle vie, i palazzi, finanche i bordelli di Trieste, Custerlina ricostruisce anche l’atmosfera di inizio Novecento, creando un personaggio come Anton Adler, precursore di tutti gli investigatori che oggi conosciamo. Adler è un modernista, intriso di spirito positivista, seguace del professor Hans Gross pioniere dei moderni metodi di indagine criminologica. Usa torce elettriche con pile a carbone, macchine fotografiche a soffietto, vorrebbe mettere il telefono in casa o comprarsi un auto, combatte con i colleghi retrogradi ancora fermi a vecchi metodi di indagine ben poco scientifiche. Affascinanti anche le parti in prima persona in cui Hagopian ricorda il suo passato in Cina, tra fumerie d’oppio, bordelli e pericolosi viaggi su mari in tempesta. Una lettura consigliata agli appassionati di romanzi storici e a chi, come me, ancora ama l’avventura e il mistero con un pizzico di esotismo molto salgariano.
BRACCIALETTI ROSSI
Autore: Albert Espinosa
Editore: Salani
Anno: 2014
Albert Espinosa ha compiuto un miracolo: malato di cancro per dieci anni, è riuscito a guarire, trasformando il male in una grande esperienza. A guardarlo è lui stesso miracoloso, capace di contagiare gli altri con la propria vitalità. Albert Espinosa racconta in questo libro la propria giovinezza segnata dal tumore: più di un diario, più di una testimonianza, è una raccolta di tutto ciò che la sua condizione gli ha insegnato. E non c'è niente di astratto o dolente in queste pagine, ma la semplice volontà di mettere in pratica tutta la bellezza di quelle "lezioni": come capire all'improvviso che perdere una parte di sé non è una sottrazione di vita, ma l'occasione per guadagnarne di più. In ventitré capitoli, che non a caso vengono chiamati "scoperte", Albert Espinosa mostra come unire la realtà quotidiana ai sogni più segreti, come trasformare ogni istante di vita, anche il più cupo, in un momento di gioia. "Albert parla di un mondo alla portata di tutti, che ha il colore del sole: il mondo giallo. Un posto caldo, dove i baci possono durare dieci minuti, dove gli sconosciuti possono diventare i tuoi più grandi alleati, dove l'affetto è un gesto quotidiano come quello di comprare il pane, dove la paura perde significato, dove la morte non è una cosa che succede agli altri, dove la vita è il bene più prezioso.
PER DIECI MINUTI
Autore: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Anno: 2014
Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l'hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.
IL SUO PEGGIOR NEMICO
Autore: Veit Heinchen
Editore: Edizioni E/O
Anno: 2014
Quando l’imprenditore altoatesino Franz Xaver Spechtenhauser salta in aria col suo Cessna privato, nessuno dubita che si tratti di un omicidio. La spettacolare rapina a un furgone portavalori carico di lingotti porta gli investigatori sulla pista di un omicidio firmato da una potente organizzazione criminale, ma presto dal passato dell’imprenditore emergeranno prove che costringeranno gli inquirenti a riscrivere la storia di Spechtenhauser. Chi era davvero l’imprenditore? Un rispettabile padre di famiglia o un tiranno? Un criminale filonazista o un benefattore? Un politico corrotto o un ambasciatore di pace? Un professionista delle onlus o un trafficante internazionale? A indagare sul caso è ancora una volta il commissario Laurenti con l’aiuto della fedele e inappuntabile ispettrice Pina Cardareto e della sua allieva Xenia Ylenia Zannier. Chi ha ucciso Spechtenhauser? E perché?
L AMORE È TUTTO
Autore: Michela Marzano
Editore: Utet
Anno: 2014
«Ognuno di noi si porta dentro un segreto. E passa la vita a girarci intorno. Talvolta se ne parla. Talvolta lo si sfoggia. Talvolta lo si nega. Eppure è sempre quel segreto che spiega tutto quello che si vive… L’amore, in fondo, è quel segreto che ci portiamo dentro.» Michela Marzano conosce l’arte di parlare di sé, delle proprie esperienze, delle proprie vicende, per spiegare sentimenti universali in cui è impossibile non riconoscersi. Sa bene che, sull’amore, di libri ce ne sono tanti; ha letto i filosofi, i poeti, i romanzieri. Ma è convinta che, con le teorie, coi libri, l’amore c’entri poco o niente: l’unico amore che vale la pena di essere raccontato è quello quotidiano, reale, concreto. «L’amore che siamo e che ci portiamo addosso.» Bambina in attesa del Principe Azzurro, e poi donna sempre troppo romantica, ma anche amante capace di non farsi troppe illusioni, fino all’incontro – una sera, per caso, per gioco – con l’uomo che diventerà suo marito: apparentemente la vita sentimentale di Michela non è molto diversa da quella di tante altre donne di oggi. Infinitamente comprensiva e compassionevole con tutte le donne e gli uomini del mondo, Michela è capace di volgere su di sé uno sguardo spesso spietato. «I dialoghi tra me e me sono i più duri.» È così che il suo occhio indagatore, coraggioso, limpido, scopertamente vero riesce a vedere al di là dei ristretti confini personali e a coinvolgerci, emozionarci, conquistarci.
venerdì 18 aprile 2014
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